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Dalle Camere del Lavoro: ZEN - Palermo

Pubblichiamo sul tema del rilancio delle Camere del Lavoro l'intervento di Rosi Pennino della Camera del Lavoro del Quartiere Zen a Palermo al convegno nazionale della Cgil “Dalle città il nuovo Mezzogiorno”, febbraio 2007.

Nel partecipare ad iniziative come questa, non posso fare a meno che avere un pensiero costante, sia ieri che oggi ho sentito un’infinità di cose interessanti, ma il mio pensiero rimane costante. Sentire parlare di disagi, strategie di intervento, zone franche urbane e quant’altro… non fa che lasciarmi l’immagine di ciò che questo significa per la gente del mio quartiere. Per me, nata e cresciuta nel quartiere Zen di Palermo, non sono solo parole, né elaborazioni, per me sono facce, nomi, storie precise di persone in carne ed ossa, per me sono i problemi, le aspettative, i bisogni e le speranze di quei bambini dello Zen che ogni giorno mi vedo passare davanti i marciapiedi della nostra Camera del Lavoro territoriale; bambini, donne, uomini a cui dobbiamo attraverso una presenza più forte, dare risposte certe e destini diversi.

A questa iniziativa vorrei dare il contributo della Camera del Lavoro dello Zen , un contributo di lavoro costante sul territorio ed una fotografia sintetica del mio quartiere, il quartiere zen di Palermo. Siamo nel cuore del mandamento Lo Piccolo (noto boss latitante in guerra di mafia per la successione a Provengano) quartiere in cui la mafia non discute, non elabora strategie, non concorda nulla, ma gestisce l’organizzazione perfino dei bisogni primari in assenza dello Stato (acqua, luce, lavoro), quartiere da cui la mafia arruola manovalanza sempre più giovane. Il mio è un quartiere diviso in due parti, attraversato da un confine simbolico che lo separa in Zen 1 e Zen 2, differenza a cui gli stessi abitanti tengono perché frutto di due insediamenti sociali diversi e la differenza salta subito agli occhi, lo Zen 1 nasce infatti come agglomerato popolare raccogliendo tutti gli sfollati del centro storico dopo il terremoto del ’68, gente che si ritrova ad occupare le case spinta dal bisogno di avere un tetto sopra la testa. I casermoni arancioni di carton gesso dello Zen 2, meglio chiamate tecnicamente “Insulae” (solo il nome già da il senso della chiusura e dell’esclusione sociale), raccolgono un po’ i disperati di tutta la città di Palermo. L’architetto Gregotti  (creatore e pensatore dello Zen 2) gira l’Italia in lungo e in largo spiegando che la sua intenzione era quella di ricreare le dinamiche e gli agglomerati sociali dei vecchi borghi storici della città, ma alla domanda: “lei abiterebbe mai allo Zen 2?”, ha risposto fiero: “No, che c’entra, io mica sono un operaio!”. Le insule, solo carton gesso, fili volanti che portano l’elettricità, assenza della rete fognaria (i liquami vengono scaricati infatti, sotto i palazzi stessi), rete idrica fatiscente e gestita dalla mafia, nessuno spazio aggregativo, giardini che sono discariche a cielo aperto, c’è un posto nel mio quartiere allo  Zen che la dice tutta su come sia abbandonato tra due padiglioni c’è un grande appezzamento di terra, sopra un cartello imponente in cui è disegnato un parco meraviglioso e la dicitura “Piano triennale per opere pubbliche 2001-003 Giardino della civiltà”. Dietro il cartello solo immondizia e montagne di terra. I bambini continuano a giocare per strada. Allo Zen i bisogni primari della gente sono gestiti da una fina rete di malaffare a cui sono state divise competenze e fette di territorio, la mafia gestisce l’acqua, la luce, la manutenzione stessa dei padiglioni e la compravendita delle case che si svuotano. La mafia è riuscita a dare risposte, le istituzioni no, poi chiaramente la sua presenza si articola anche nelle forme più conosciute, spaccio, riciclaggio, arruolando sentinelle ormai sempre più giovani. Attorno allo Zen , le perimetrali del deserto, stradoni infiniti che lo racchiudono in un quadrato e che ti consentono di attraversare questo pezzo di città senza passarci dentro. Fuori dalle perimetrali le ville più belle di Palermo. Tutto questo dovrebbe servire a rendere l’idea del perché usiamo dire ancora “vado a Palermo” quando dallo Zen dobbiamo andare in centro… senza diritti non ci si sente cittadini di niente. La nascita e l’insediamento della nostra Camera del Lavoro dello zen e del mio impegno in CGIL risale a 4 anni fa, sono nata e cresciuta allo Zen, ed insieme al gruppo di giovani del quartiere che insieme a me lavora, abbiamo in questi anni trasformato la nostra voglia di essere ragazzi normali, il bisogno di riscatto per il nostro territorio. E’ difficile aggregare giovani allo Zen, ma non è impossibile, possiamo vantare di essere unico servizio in senso lato presente in Quartiere, perché a parte le due scuole ed il centro vaccinazione, la presenza delle istituzioni in termini di servizi si ferma li. Oltre all’organizzazione tipica del sistema dai servizi della CGIL, ci siamo organizzati per essere presidio territoriale continuo e costante, ma soprattutto per essere punto di riferimento. Le nostre piccole, grandi, battaglie in questi anni sono stati tanto ed hanno avuto un solo filo conduttore: trasformare i favori in diritti, restituire identità al nostro quartiere. Facendo un lavoro di continuo braccio di ferro con le istituzione abbiamo liberato un’intera fetta di quartiere dal pizzo dell’acqua. Abbiamo denunciato e messo fine alla truppa sui falsi moduli del collocamento, distribuiti per soldi. Creato un punto di riferimento per disoccupati e precari, impedendo a, o almeno rendendo difficile a certa politica, il giochino di false cooperative, e compravendita di posti di lavoro che puntualmente dopo le campagne elettorali non arrivano mai. Stiamo facendo un lavoro importante a fianco delle nostre scuole, barbaramente vandalizzate in continuazione, e non più definite “scuole a rischio”. Abbiamo restituito con l’aiuto e la collaborazione della parrocchia e del privato sociale, l’unico centro sportivo del quartiere chiuso quando io avevo 10 anni per diventare luogo di incontri della malavita del quartiere ed economia della stessa. Lì abbiamo rivendicato ed ottenuto la presenza, almeno del servizio sociale territoriale, in ultimo siamo stati promotori della creazione di uno strumento operativo territoriale. La rete interistituzionale, luogo che tiene insieme tutte le risorse e le presenze del quartiere, strumento che siamo riusciti due anni fa a far siglare al Comune di Palermo, che non solo lo riconosce, ma che è diventato interfaccia dello Zen con le istituzioni. La rete è uno strumento fondamentale, è per noi l’anello mancante, il collegamento diretto con i  bisogni del territorio, la rete è formata da operatori che da anni lavorano allo Zen, ma soprattutto è formata da gente dello Zen, spesso, forse siamo abituati a parlare troppo di disagi, a chiedere, a rivendicare, ma quando, quando ci fermiamo ad ascoltare… quasi mai… cerchiamo di essere, insomma con la nostra presenza quello che è giusto essere, cioè l’interlocutore naturale di bisogni che hanno radici profonde nei nostri valori. Scontrandoci con una sinistra che è troppo impegnata a discutere con i salotti bene della nostra città e che non ha più voglia di sporcarsi le mani. Il dramma delle periferie negli ultimi  anni è però anche quello occupazionale, che in realtà come la mia assume connotazioni specifiche, in assenza di lavoro, inutile dire che il collocamento diventa la mafia, io continuo a dire, e spesso la gente non capisci, che essere disoccupato allo Zen è diverso che essere disoccupato in via Libertà (strada commerciale al centro della città, ndr). L’utilizzo dei beni confiscati alla mafia, di cui quasi tutte le nostre periferie sono ricche, e accordi di ricaduta territoriale sull’apertura di questi nuovi ipermercati (che stanno aprendo in periferia), potrebbero rappresentare strumenti vincenti di lotta alla disoccupazione. Il mio quartiere, in questo momento, vive uno dei momenti peggiori, da 8 anni a questa parte (l’indulto ha contribuito), distrutta la Pax mafiosa di Provenzano e venuti meno gli equilibri storici, assistiamo quotidianamente a scene di  arruolamento di giovanissimi… lo Stato è assente. Quest’anno come la CGIL dello Zen abbiamo chiesto ed ottenuto la convocazione dentro una delle due scuole dello Zen del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza. Il Prefetto, il Questore, per la prima volta, sono venuti a parlare di Zen allo Zen, è stata una giornata da cui ci aspettiamo molto. Quello a cui continueremo a lavorare, quello per cui la CGIL tutta dovrebbe investire sulle Camere del Lavoro territoriali, non è un obiettivo impossibile, vogliamo che allo Zen e nella periferia in senso lato arrivi il messaggio che c’è bisogno delle stesse condizioni di partenza c’è bisogno di politiche per le pari opportunità territoriali, delle bene zone di Palermo… oggi le periferie come la mia zona sono la negoziazione della possibilità stessa di scegliere… Renzo aveva un sogno e bazzicava tra i ragazzi che aggreghiamo nella nostra Camera del Lavoro, Renzo voleva suonare il pianoforte e studiare al Conservatorio, l’ha studiato nelle scuole dello Zen con un vecchio pianoforte e un professore che finita la scuola si prestava, era bravo, finita la licenza media voleva andare Conservatorio. Oggi è agli arresti domiciliari – sentinella – spaccio – droga – resta in casa, siamo solo riusciti a fargli portare quel vecchio pianoforte – non ha potuto scegliere, voleva ma non ha potuto,  niente scuole superiori allo Zen, niente servizi, niente biblioteca, nessun evento culturale come nei quartieri degradati del Centro Storico, lo Zen è il volto di mille periferie che non hanno identità, non ha neppure una piazza…. Solo casermoni di carton-gesso in cui quando va bene chi ci abita raccoglie qualche soldo per andare via… ma noi ci stiamo lavorando, tra mille difficoltà esistiamo, e facciamo rete… continuiamo a credere come scriveva Calvino che “le città invisibili non sono altro che il sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”.

Discuti di queste tematiche nel forum sulle camere del lavoro

Autore: ilarialani Categoria: contributi Letto 758x volte martedì, 26.06.07 22:46:21 Permalink Punti "Karma": 0. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

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